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Architectis

Il Futuro secondo Architectis

Architectis è un gruppo di professionisti indipendenti che cooperano per la realizzazione di progetti innovativi cercando finanziatori indipendenti.

Isola dei Rifiuti

Fantaprogetti Posted on Thu, March 10, 2016 14:19:11

Utilizzo dei rifiuti per riempimento per creazione di Isole in Mare

L’idea è
quella di utilizzare come materiale di riempimento per la creazione di isole
marine rifiuti di vario genere, provenienti da siti da bonificare o di
derivazione produttiva.

Il rifiuto
verrebbe incapsulato sotto vuoto in sarcofaghi cementizi esagonali e
posizionati a maglia collegati al fondo mediante dei cavi o “aste”. Il
dimensionamento (portata) previsto sarebbe di circa 75 mc. a sarcofago.

La forma e
il dimensionamento permette movimenti dinamici della struttura con ottime
caratteristiche meccaniche e ottime garanzie di durata nel tempo.

Il
sarcofago avrebbe la capacità sopportare sovra pressioni importanti che
potrebbero derivare dalla decomposizione di frazioni biologiche.

Rifiuti Compostabili

Le quantità vengono espresse in mc., In quanto il peso è
indifferente sino a valori prossimi a 2 Ton/mc.

·
Fanghi di qualunque genere

·
Terre provenienti da siti contaminati per
bonifiche ambientali.

·
Rifiuti urbani non divisi (i Bags)

·
Amianto e suoi derivati

·
Ceneri di derivanti da Impianti Pirolitici o
Termovalorizzatori

·
Ceneri di derivazione carbonifera.

·
Rifiuti in forma liquida

Di fatto si potrebbero “Importare” i rifiuti da tutta
l’Europa, ma non è questo l’obiettivo…

In verità si potrebbe utilizzare le ATTUALI risorse per
risolvere molteplici problemi di scenari differenti:

·
L’operazione sarebbe sotto il piano economico
sicuramente “positiva” (vedi sotto “I conti della serva”), permettendo di avere
“Il Luogo per stoccare” e risorse per bonificare tutto il territorio
nazionale. Addirittura bonificando vecchie discariche già dismesse migliorando di
conseguenza l’ambiente.

·
Finalmente si avrebbe “virtualmente” un “volano
temporale” per azzerare il gap delle amministrazioni pubbliche di tutta Italia sulle
problematiche dei rifiuti.

·
Si avrebbe la possibilità di emettere
Bond-Rifiuti-Europei (BRE) per le aziende, che diminuirebbero gli oneri di
smaltimento divenendo + competitive rimanendo Emas ed Iso. Chiaramente per
tutte le aziende Europee.

·
Se lo smaltimento costa meno, meno rifiuti
vengono immessi nel territorio.

·
La consegna dei rifiuti avrebbe come linea di
comunicazione principale le vie d’acqua. Ipotizzando il “confezionamento”
presso i porti di partenza del “Prodotto” nei sarcofaghi.

·
Questo compreso i fiumi e canali

I Conti della Serva dell’Isola “New
Venice”

Dimensioni previste:

·
Superficie Impermeabile (per strutture) 35 Kmq (Kilometri quadrati)

·
Superficie Umida o a Bosco 16
Kmq

·
Profondità media mare –
10 metri

·
Quota Sarcofaghi +
4 metri (medio)

·
Quota finale a seguito di reinterro +7
metri (o quanto si vuole)

·
Capacità Sarcofago mc.
70.65

·
Volume Cls e ferro Sarcofago mc.
45

·
Sarcofaghi necessari 70
milioni di elementi

·
Rifiuti stoccabili: 7.5
Miliardi di mc.



L’Isola di Venezia – Basta Navi e Acqua Alta

Fantaprogetti Posted on Thu, March 03, 2016 18:26:37

Descrizione Isola:
30 Km./2 di isola utilizzando rifiuti europei
Dotazione da Nord a Sud:
30 Attracchi per navi Supercrociere
50 Alberghi da almeno 200 camere
Porto Nautico (q.b.)
Area a coltivo (Serre e altro)
Aereporto Internazionale (eq. Malpensa)
Bosco (campi fotovoltaici e ammenicoli
variStazione ferroviaria
Porto Marittimo con area industriale (Nuova
Marghera)

Aree da recuperare a zone umido: (da Nord a Sud).
Aeroporto (da demolire e bonificare)
Zona Industriale (da demolire e bonificare)

Aree da recuperare per servizi alla città o altro:
Stazione Venezia
(da demolire e riconvertire a leggera per collegamento Isola)
Parcheggio a Venezia (da recuperare come Hub
energetico)
Area Attracco Traghetti (da recuperare anche come
Ricettivo)

L’isola è di fatto una diga di 10 mt. di altezza
che controlla totalmente la laguna.
L’acqua viene fatta entrare da passaggi-filtro di
non più di 5 metri di luce netta, con tecnologia più che testata.
Che oltre a proteggere in maniera totale la laguna con costi
irrisori di gestione, filtrerebbe l’acqua di mare dalle microplastiche mediante
collettori solari ad olio su letti di sabbia/ceramica.
Potrebbe depurare per il 10% delle acque dell’Alto
Adriatico in una decina d’anni.

Vantaggi Immediati:
Nessuna possibilità di acqua alta a Venezia (il progetto prevede sino ad un’ aumento
di +5 metri del livello del mare
(per
cui compreso Zunami), con una risposta in tempo reale del flusso delle
acque.

Nessuna
nave da crociera nella laguna
Nessun aereo che sorvola Venezia
Nessuna nave mercantile che entra in laguna
Recupero di 50 kmq. di area umida (Attività RI
naturalizzate) nella laguna, come zone di ripopolamento
Recupero di Mmq (megametriquadri) per la città
(Aree da recuperare)
Acquisizione di 525 Milioni di mc. di terre da
discarica da utilizzate come riempimento.
Nuova area industriale e commerciale (Nuova
Marghera) più grande dell’esistente e più efficiente
Nuove aree di sviluppo
terziario-abitativo-ricettivo (almeno equivalente all’area di Venezia
attuale…)
Da valutare i vantaggi per il Lido e Isole Limitrofe.

Vantaggi Economici a lungo periodo:
Ricettività di
qualunque tipo di Naviglio, trasformando l’Hub di Venezia come il più
importante area di interscambio Aereo/Nave/Auto/Treno del Mediterraneo. Ponendosi
anche come possibile area di Manutenzione delle navi stesse (Nuova Marghera).

Turismo Naturalistico Lagunare

Progetto “Isola Venezia”



Quante cave utilizzabili in Lombardia per villaggi galleggianti?

Villaggi Gallegianti Posted on Thu, March 03, 2016 17:23:40

Superfici in gioco. Quante cave sono utilizzabili (dati regionali al 2015)
L’argomento risulta di particolare rilievo se si
considera che il numero totale di cave in Lombardia, ricavato dalle
informazioni provenienti dagli uffici regionali e dai diversi Piani Cave delle
Province, ammonta a 3.349 ovvero
quasi 2,2 cave per ogni comune, per
una complessiva superficie pari a 20.829
ha
(13,5 ha per comune), una superficie pertanto importante e che segna e
coinvolge massicciamente il sistema paesaggistico-ambientale della regione.

Basti pensare che la superficie totale delle cave
lombarde è pari a circa due volte la città di Milano o a 24 aeroporti di
Malpensa; la totalità delle sole cave cessate, dove sono in atto o devono
ancora iniziare i piani di recupero, hanno complessivamente una superficie pari
alla città di Milano (parte urbanizzata, dati DUSAF 2007), per dare idea della
dimensione del fenomeno.

Della totalità delle cave l’ 82% circa sono cave cessate (2.749) e interessano una superficie di
12.856 ha, mentre circa il 18% sono
cave attive (600) ed occupano una superficie di 7.972 ha. Questa prima
suddivisione restituisce anche informazioni sulla diversa dimensione specifica
dei due gruppi di cave. La dimensione media di ogni cava cessata è pari a 4,7
ha, mentre di quelle attive è pari a 13,3 ha. Questo significa che le cave
cessate sono disperse sul territorio in forma pulviscolare ovvero si tratta di
tantissime piccole cave, mentre le cave attive più recenti sono quasi tre volte
più grandi.

Densità abitativa per regione e per Comune Tipo
Se impostiamo una densità abitativa ottimale di 20 persone a ettaro di superficie di cava si avrebbe un’ipotetico valore di 257.120 persone per 64.280 Nuclei Abitativi su tutta la regione.
Con una media ipotetica per comune di 187 abitanti su 47 Nuclei Abitativi.

http://architectis.it/Villaggi Galleggianti Vantaggi 2016 06.pdf



Mercato (Business Plan) di un villaggio galleggiante

Villaggi Gallegianti Posted on Thu, March 03, 2016 17:07:15

I conti della serva

Una cava esausta ha
un valore che non supera mai i 60.000€ ad ettaro (Milano e zone Limitrofi ),
con una media di 6,5 ettari a sito. Per cui sui 400.000€ per acquisto.

Abbiamo preso in
considerazione il mercato attuale europeo (Nord Europa) per le case
galleggianti (2014):

Lo abbiamo più che
dimezzato come Vendita (a Londra – Parigi – Berlino – Olanda siamo sui €5m a
mq. nuovo) ma non come costo di realizzazione.

Come Valori
Immobiliari:

House Boat 5 Stelle
(private) 2.000€ a mq di SLp (per case sui 200mq.) * mq.4.500 (23 Elementi)

House Boat Entry
Level (sociali) 1000€ a mq. Di Slp (per case sui 40mq.)* mq.2.000 (40 Elementi)

Commerciale 800€
mq,

L’edificabilità
prevista ID 0,1 per 6.5 ettari = 6.500mq.

Costo di esecuzione
(sui 6.500mq.* 500€mq) = €M 3.25

+ Costo Cava
(€400m) =€M 3.65

Costo Pontili e
allacci a terra =€M 1.5

Costo Totale
Operazione =€M 5.15

Vendita Case 5
Stelle (Condominio) = €M 9

Bilancio finale +
€M 3.8

Nel calcolo non
vengono vendute le Entry Level (40 Abitazioni per tre persone) in quanto
oggetto probabile di convenzione con le municipalità, vengono solo conteggiate
come costo.

Se cedute si
avrebbero altri €M2 di valore immobiliare.

Nel calcolo non vengono
vendute le Entry Level (40 Abitazioni
per tre persone) in quanto oggetto probabile di convenzione con le
municipalità, vengono solo conteggiate come costo.

Se cedute si avrebbero altri
€M2 di valore immobiliare.



Destinazioni Possibili delle strutture galleggianti

Villaggi Gallegianti Posted on Thu, March 03, 2016 17:03:17

Destinazioni Possibili delle
strutture galleggianti Abitativo Privato e Sociale

·
House Boat

·
Housing sociale primo livello

·
Nuovi nuclei famigliari

Commerciale

·
Agricoltura ( classica e idroponia)

·
Ricettivo Turistico

·
Ristorazione, Bar

·
Accoglienza (Case vacanze, Hotels)

·
Centri Congressi

·
Teatri, pubblico spettacolo

·
Artigiani

·
Sport e SPA (piscine, parchi d’acqua, barche a remi ecc.)

·
Start Up (terziario)

·
Culto

·
Servizi (Biblioteca, Spazi polifunzionali, ecc.)

Servizi alla persona

·
Case Protette

·
Centri Onlus

·
Asili

·
Scuole

·
Percorsi Natura (Zone Umide)

·
Parchi (attrezzati e non)

·
Centri Onlus

·
Asili

·
Scuole

·
Percorsi Natura (Zone Umide)

·
Parchi (attrezzati e non)



Villaggi Galleggianti – Protocollo Autorizzativi Possibili

Villaggi Gallegianti Posted on Thu, March 03, 2016 16:35:27

Protocolli autorizzativi individuati

Per la realizzazione
dell’intervento si stima possa essere sufficiente attribuire alla superficie di
acqua un indice di edificabilità di 0,1 mc/mq con destinazione finale delle
strutture in D/9 – Edifici galleggianti a punti fissi.

Verrebbe in seguito stipulata una
“concessione portuale” intestata ad un soggetto societario (una forma
particolare di condominio) che si prenderebbe in carico sia gli oneri della
realizzazione che della gestione dell’area oggetto di concessione per un ragionevole
lasso di tempo.

Requisiti
minimi del concessionario

Il concessionario deve dimostrare
di avere la disponibilità dell’area (in affitto o in acquisto) e la capacità
finanziaria per la realizzazione del progetto.

L’Amministrazione entro i cui
confini territoriali ricade la concessione deve essere d’accordo con il progetto
di recupero della cava.

Vantaggi
per l’Amministrazione

L’amministrazione percepirebbe o
un canone fisso per “posto barca” o l’ICI: a seguito di delibera (la categoria
catastale prevista è la D/9 (Edifici galleggianti a punti fissi), attualmente non
soggetta ad ICI.

In alternativa al punto
precedente, il Comune, potrebbe ottenere a canone zero una percentuale di
superficie abitabile/agibile da destinare in base ai fabbisogni emergenti. La
gestione e la copertura dei costi sarebbero a carico del concessionario,
comprese le spese ordinarie ed energetiche.

Oneri
per la municipalità

Le strutture devono essere
accatastabili per volumi e superfici in D/9 (al fine di consentire la
mutuabilità), e conseguentemente fornire una sorta di “Agibilità” a seguito di
certificazione “Abilitativa” dei costruttori;

Deve essere di un numero civico e
di residenza (per i residenti);

Si necessita di una concessione
per i servizi a terra (attracco dei pontili, Parcheggio, pompe di rilancio,
assetto viabilistico ecc.);

Previsione e definizione di tale
destinazione d’uso all’interno degli strumenti urbanistici;

Fornire il supporto
tecnico/amministrativo per gli allacci alle sovrastrutture di servizio
(Fognatura telefonia dati acqua potabile ecc.).

Vantaggi
per la Regione e Comuni

Restituzione di enormi parti del
territorio (migliaia di ettari) alla fruizione pubblica come ambiente
naturalizzato, con costi nulli da parte dell’amministrazione.

Avere un “parco” case a
disposizione a costo zero senza problemi gestionali.

Creare un numero considerevole di
opportunità di lavoro a piccole o medie aziende.

Incubare nuove Start-up riconducibi8li
a molteplici settori turistico/ricettivo, ambientale, sportivo, didattico, terziario
avanzato, ecc.

Creazione di nuovi ambiti per la ricerca
e lo sviluppo in campi di eccellenza Italiana (e Regionale).



Villaggi Galleggianti – Vantaggi

Villaggi Gallegianti Posted on Thu, March 03, 2016 16:32:23

“[…] La questione delle cave (e loro recupero) rientra a pieno titolo in
una questione paesaggistica. Lo è, innanzitutto, perché le cave in assenza di
un attento inserimento e di modalità di realizzazione e di un intervento
adeguato di recupero sono luoghi di degrado e di compromissione territoriale”.

Il progetto di recupero di ambiti
di cava deve avere “valenze di inserimento
nelle strategie più generali di ricomposizione paesaggistica e ambientale dei
contesti di riferimento valutando, dove possibile, l’opportunità di un loro
mantenimento come specchi d’acqua, finalizzando gli interventi anche a utilizzi
turistico/ricreativi, culturali, oltre che ambientali ed ecosistemici (ad es.
realizzazione di parchi urbani, zone umide, potenziamento degli elementi della
rete ecologica, zone per attività sportive, per spettacoli all’aperto,
interventi di land-art etc.)”

(Linee guida per il
recupero delle cave nei paesaggi lombardi- delibera N°X/495 25/07/2013)

Vantaggi

·
Creare soluzioni d’eccellenza per la riconversione
di territori difficilmente gestibili e governabili
, con realizzazione
altresì di spazi pubblici fruibili in
sicurezza
. utilizzando esclusivamente risorse private, con creazione altresì
di spazi pubblici fruibili in sicurezza;

·
Nessun consumo di suolo agricolo;

·
Prevenzione
di future forme di degrado
attraverso la gestione ed il controllo e la
sostenibilità ambientale del territorio nel tempo i cui costi sono a carico dei privati concessionari;

·
Aumento
dell’offerta abitativa e di servizi a costi contenuti
attraverso la
realizzazione di strutture ad elevato standard qualitativo ed energetico destinabili
a nuove famiglie, rispondendo efficacemente a necessità abitative di soggetti a
basso reddito, studenti, single, case-protette, ecc.;

·
Incentivazione alla ricerca e sviluppo di
protocolli edificativi ad elevato standard
tecnico ma con bassissimo impatto antropico, inseriti ed integrati nel
contesto ambientale circostante ;

·
Sviluppo di un “sistema abitativo innovativo” ecosostenibile e basato sui principi
del “co-housing” e del “co-working”.

·
Incentivazione allo sviluppo di insediamenti autosufficienti attraverso l’utilizzo di
tecnologie energetiche stand alone , Il “Villaggio galleggiante” costituisce di
fatto un Hub energetico stand alone;

·
Monitoraggio
ambientale
dell’area in tempo reale, attraverso la raccolta e l’analisi di
dati ambientali (dati flora-vivaistici, analisi delle acque, ecc.;

·
Possibilità
di ripristino totale dell’area
a fine vita del progetto a basso costo e in breve tempo, non essendo
prevista la realizzazione di strutture sul territorio, ad eccezione dei servizi
e degli allacci, e trattandosi di strutture removibili;

·
facilità di intercettare
finanziamenti
dovuta al grado di innovazione del progetto;



La casa è mobile – Rifessioni sulle House Boath

Villaggi Gallegianti Posted on Tue, September 22, 2015 17:16:31

San Francisco,
California: a Sausalito, tra negozi stile Disney, giardini ben curati e ricche
dimore, resiste una comunità speciale. Fatta di artisti, ex-hippie e vagabondi
che vivono sull’acqua

di Greta Mart

C’è qualcosa, nei waterfront, che richiama l’indipendenza. La terra
ferma può essere recintata, protetta, rivendicata. Ma il mare tenebroso sfugge
a qualsiasi soggezione o controllo. A giudicare dalla storia delle città in
riva al mare, le loro vere attività – i bordelli, le case da gioco, le taverne
– hanno sempre prosperato sulla sponda dell’acqua, nelle ombre e tra i
labirinti delle banchine.

Il waterfront era il posto dove un intraprendente avventuriero avrebbe
potuto divertirsi e vivere senza spendere tanto. Ma ci vuole molta
perseveranza, al giorno d’oggi, per cercare un’abitazione in riva al mare a
Sausalito in California. In questa lussureggiante cittadina di 7.500 abitanti,
dove il reddito pro capite è stato nel 1997 di 79.328 dollari, il prezzo medio
di una casa con due camere da letto va dai 375.000 dollari in su. In ogni
angolo c’è una stupefacente veduta della Baia e di Angel Island, come anche
dell’intero skyline di San Francisco.

La strada principale, la Bridgeway, si dirige, serpeggiando attraverso
giardini molto ben curati, verso la parte bassa della città, che si è
sviluppata somigliando sempre più a una specie di Disneyland per turisti.
Negozi di banali T-shirt sono disseminati qua e là fra bizzarre gallerie d’arte
e ristoranti dai prezzi troppo alti. È tutto ordinato, civile e pulito, e la
legge viene salvaguardata dagli agenti di polizia, che pattugliano la città
sulle loro mountain bikes. Sull’altro lato della Bridgeway, fortunatamente,
resistono però gli ultimi resti del vero waterfront, coi suoi autentici
vagabondi, i cortili recintati di giunco nelle banchine, le sgangherate
baracche costruite dagli stessi abitanti.

Nel 1965, Marc Anderson era un vagabondo spensierato di diciotto anni,
che viaggiava attraverso l’America facendo l’autostop. Il Goldengate era il
luogo più a ovest dove sarebbe potuto arrivare, così si mise a sedere di fronte
al tramonto sulla marina del Gate Six e si chiese dove avrebbe potuto vivere
con i 17 dollari che aveva nel portafoglio. Vide un uomo che batteva col martello
su una tavola messa di traverso su due chiatte galleggianti. “Cos’è
quello?” gli domandò, “Non so, ma sto pensando di costruirmi una casa
galleggiante”, rispose il marinaio dai capelli brizzolati. Anche a Marc
piacque l’idea, così cominciò a frugare in una discarica, e, procuratosi gli
arnesi dei pescatori, si costruì da solo l’armatura per una struttura di circa
12 metri per 20, che inchiodò a una scialuppa di salvataggio abbandonata dalla
seconda guerra mondiale.

Fu la prima casa galleggiante di quella che oggi è la Gates Cooperative.
L’idea si diffuse come un incendio fra gli artisti e gli hippies che si
riversavano nell’area di San Francisco alla fine degli anni ’60. La città non
si curava ancora di quel tipo di strutture che si andavano accumulando sulle
banchine, fino ad allora esclusivo dominio dei pescatori.

E si poteva trovare tanto materiale, nelle discariche: la gente ricca
della collina andava continuamente buttando via tappeti, coperte e mobili,
utili per il villaggio galleggiante. Nacque una sorta di competizione, per le
più bizzarre, creative e psichedeliche strutture. Regnava la pura
immaginazione. I dettagli giudicati minori, come fognature ed elettricità,
furono convenientemente ignorati. Mentre i Grateful Dead cominciavano a suonare
nell’area di Haigth-Ashbury a San Francisco, il waterfront di Sausalito
attirava sempre più pensatori indipendenti.

Quando Otis Redding e la sua band vennero nella zona nel 1967, aiutarono
gli abitanti di South Shore a ristrutturare un battello da carico mezzo
affondato, dotandolo di una gigantesca cabina di pilotaggio con grandi vetrate.
Otis si sedeva fuori, sul sedile di vimini in coperta, da dove guardava la
baia. Così Sitting On the Dock of the Bay – “seduti sul molo della
baia”, appunto – diventò il suo maggior successo.

L’artista Jean Varda, la scrittrice Ann Lamott e il filosofo Alan Watts
vivevano anch’essi vicino alla Coop. Per 50 dollari, Varda e Watts acquistarono
il Vallejo, un decrepito traghetto a ruota, lungo oltre 30 metri, costruito nel
1908. Varda lo trasformò in una galleria vivente, con colori fantastici e
sculture collocate in ogni angolo e “l’approdo Varda” divenne una
“centrale” di feste e party negli anni ’70 e ’80.

Oggi la maggior parte delle case galleggianti del waterfront sono completamente
diverse da quelle pazze di quei giorni senza regole. Gran parte è stata
“borghesizzata”, dice Howard Myers, un agente immobiliare
specializzato in case galleggianti, “i prezzi di vendita partono da 80
mila dollari per un monolocale a più di 700 mila dollari per molti vani”.
Eppure, nascosti tra le eleganti banchine delle case galleggianti, ci sono
posti come la Coop e Galilee Harbor: una gioia per gli occhi e un paradiso per
numerosi branchi di topi. Ogni sorta di materiale è stato riciclato e utilizzato,
nelle bizzarre case sull’acqua.

Fili metallici, stagno, alluminio, legno e vetro sono incatramati,
incollati e inchiodati fra loro in modo da creare una fantastica città fatta di
case di bambole a grandezza naturale. Materiali plastici, assi di legno e scafi
di barche fatti in casa, a malapena tengono a galla tutto questo. Attualmente
la Coop è abitata da circa 60 persone, ma presto dovranno essere sfollate. Sono
state citate in giudizio dalla vicina società Waldo Point Harbor, costituita da
ricchi professionisti che intendono aumentare l’area edificabile.

Questi lamentano che i residenti della Coop sono in debito, per
l’affitto non pagato, della somma di 65 mila dollari, oltre al fatto che
rappresentano, secondo loro, un ricettacolo di droga e crimini. Peter, seduto
su un servizio igienico dismesso, che gli serve da sedia a sdraio, la racconta
in modo diverso. “Sono qui da 26 anni. Questa è pubblica proprietà.

Non potete chiedere l’affitto sull’acqua”. Beve un sorso da un
boccale e sogghigna con un largo sorriso dalla bocca sdentata. “A loro non
piace vedere quanto sono libero. Che volete di più, quando avete una bottiglia
di Thunderbird, un letto galleggiante e qui vicino una discarica piena di
ottima spazzatura degli yuppies?”.

I residenti del Galilee Harbor sono più raffinati. Linda, una donna
dall’aspetto regale di circa sessant’anni, vive nella sua chiatta di mastice
lunga sei metri. Spiega che gli abitanti si sono organizzati e hanno fatto
domanda per la concessione di un mutuo federale, allo scopo di ricostruire le
passerelle malsicure e edificare un nuovo complesso con docce pubbliche e un
ufficio del porto. “È triste vivere quaggiù non trovando più quasi niente
di quello che c’era negli anni Sessanta, ma questa è la vita, e noi dobbiamo
stringere i denti e andare avanti.

L’intera città è cambiata: era così libera, c’era così tanto
divertimento. Ora ogni cosa è regolata e amministrata. La gente delle colline
non ci ama, perché dicono che roviniamo il panorama. Personalmente sono
convinta che le loro residenze rovinano la veduta delle colline”. Kevin,
un altro residente del Galilee Harbor, mostra orgogliosamente il suo nove
metri. “Lo porterò in Nuova Zelanda fra un paio d’anni”. Anche se è
difficile immaginare il Mary Jane salpare, Kevin guarda l’imbarcazione con
affetto. “Avere questa barca ha avverato i miei sogni”.

Guarda verso il sole, che si avvia a tramontare, ha un brivido e
sorride: “Potete immaginarvi di vivere in qualunque altro posto al di
fuori di qui?”. Poi torna dove Jessie sta badando al barbecue e comincia a
suonare un bongo. “La vita sull’acqua, amico mio, questa è libertà”.



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